Capitolo 10

La storia di Paolo e Bruno

 

È molto facile rimanere mediocri. Basta dedicare il tempo primario a cose secondarie in compagnia di persone mediocri.
Jim Rohn

 

 

La storia che sto per raccontare è presa dal libro The Parable of the Pipeline scritto da Burke Hedges. Il titolo può essere tradotto in italiano in “La parabola dell’acquedotto”.

La storia ha inizio tanto tempo fa e ha per protagonisti due ambiziosi cugini di nome Paolo e Bruno.

I due vivevano l’uno accanto all’altro in un villaggio italiano, da sempre inseparabili amici e intramontabili sognatori.

Durante tutta la loro vita avevano continuato a ripetersi che un giorno sarebbero riusciti a farsi un nome e a diventare gli uomini più ricchi del paese.

Quando ai due cugini si presentò l’opportunità di dimostrare il loro valore e di coronare i loro sogni di ricchezza, la colsero al volo diventando i due uomini incaricati a portare l’acqua dal fiume alla cisterna del villaggio.

Paolo e Bruno cominciarono il loro lavoro. Con dei secchi, tutti i giorni si avviavano verso il fiume e facevano avanti e indietro fino a colmare completamente di acqua la cisterna del paese.

Gli anziani del villaggio li pagavano bene, e Bruno e Paolo erano finalmente contenti di avere un buon lavoro ben retribuito.

I giorni passavano e i due cugini continuarono il loro lavoro di portatori di secchi d’acqua, su e giù, dal paese al fiume.

Nonostante la stanchezza si facesse sentire, Bruno era incredulo perché finalmente il loro sogno si stava realizzando. A Paolo, invece, qualcosa non lo convinceva del tutto: sentiva male ovunque, aveva le mani e i piedi pieni di vesciche, e la fatica lentamente prendeva il sopravvento. Non poteva immaginare di andare avanti in quel modo per molti anni.

Prendendosi del tempo per pensare e riflettere, capì che era possibile ideare un sistema per ridurre il lavoro e migliorare i loro guadagni: invece di portare avanti e indietro i secchi, i due avrebbero potuto costruire un sistema fatto di tubi e condotte che avrebbe fatto il lavoro per loro, e che in futuro avrebbe dato grandi guadagni e soddisfazioni. Propose l’idea al cugino che però rimase scettico, non accogliendo favorevolmente la visione di Paolo. Bruno era convinto che sarebbero diventati ricchi, secchio dopo secchio, senza il bisogno di ingegnarsi in altro modo. In fondo, il loro era il lavoro migliore del villaggio: erano ben retribuiti, non dovevano lavorare nei fine settimana e avrebbero potuto godere di ben due settimane di vacanza all’anno. Quali potevano mai essere i vantaggi dell’idea di Paolo se paragonati alla loro fortuna?

Paolo non si fece scoraggiare da suo cugino e tentò ancora una volta di mostrargli come il suo nuovo progetto avrebbe dato i suoi frutti, nonostante il lavoro di costruzione sarebbe stato certamente pesante. Avrebbero sì dovuto impegnarsi molto per un po’ di mesi, ma in seguito sarebbero diventati veramente ricchi riducendo fatica e lavoro.

Purtroppo, Bruno non condivise il progetto e lasciò solo Paolo nella sua impresa che prevedeva la costruzione di una struttura che avrebbe portato acqua al villaggio senza dover usare più i secchi.

Così Paolo, mentre di giorno faceva il portatore di secchi di acqua, la sera e nel fine settimana iniziò a lavorare al suo progetto. Molti degli abitanti del villaggio, non capendo cosa stesse facendo, lo prendevano in giro, ma lui non si lasciò scoraggiare, neppure quando vedeva Bruno darsi alla bella vita, preso da compere folli e pasti generosi. Paolo continuava a lavorare in silenzio, spendendo i suoi soldi nel progetto, sudando e faticando per riuscire a costruire il suo futuro. Non gli importava che Bruno si riposasse la sera e nei fine settimana e che continuasse a divertirsi alla taverna con gli amici del paese.

I primi mesi furono i peggiori: Paolo non vedeva alcun risultato e il lavoro era terribilmente duro, ma credeva nel suo progetto e si costrinse a lavorare con costanza e disciplina. Quando veniva preso dallo sconforto, si ripeteva che il sogno di una vita migliore andava costruita con fatica e sacrifici, e così continuava a lavorare pensando ai grossi vantaggi che il suo sistema gli avrebbe dato.

Giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro, il suo progetto andava avanti, nonostante la fatica e la stanchezza. Per tirarsi su, Paolo si ripeteva che il dolore che provava avrebbe portato i suoi frutti nel lungo termine. Questo pensiero lo accompagnava di giorno durante il lavoro e anche la sera quando si lasciava cadere sfinito sul letto prima di andare a dormire. Non gli importava di non avere soldi, di vivere nella sua umile casa e di essere perennemente stanco; Paolo continuava a fissarsi degli obiettivi quotidiani da raggiungere e ci lavorava con assiduità. Per motivarsi, la sera prima di addormentarsi, era solito tenere sempre gli occhi della mente fissi sul premio finale. Questa sua dedizione, convinzione e sicurezza lo accompagnarono per mesi, sino a che un giorno la sua opera, ovvero l’acquedotto, vide la luce e fu terminata.

Poco prima di completarlo, Paolo ebbe tempo di osservare come era cambiato il suo amico Bruno, reso curvo, scorbutico e affaticato dal trasportare secchi di acqua tutti giorni. Non offriva più da bere alla taverna, non stava più in compagnia con gli amici e veniva ora schernito con l’appellativo di “uomo dei secchi”.

L’acquedotto, però, adesso era pronto e Paolo poteva godere appieno di tutti i suoi sacrifici. Il giorno della messa in funzione, gli abitanti del villaggio accorsero in massa e anche le persone che vivevano in campagna arrivarono nel centro abitato per vedere l’innovativo sistema. Era giunto per Paolo il momento di raccogliere i frutti del suo lavoro: non avrebbe dovuto più portare i secchi e lavorare perché l’acqua scorreva costantemente nell’acquedotto, così come pure i soldi.

Grazie al suo sistema, in poco tempo Paolo divenne l’uomo più ricco del suo paese e venne soprannominato “l’uomo dei miracoli”, lodato da abitanti e politici per la sua opera e per i suoi lauti guadagni. In realtà, quello di Paolo non era stato un miracolo, ma il frutto del suo lavoro e delle sue fatiche, il primo passo di un progetto ancor più grande. Infatti, la visione di Paolo andava oltre il suo piccolo villaggio e contemplava la costruzione di strutture simili in tutto il mondo.

In seguito alla costruzione dell’acquedotto, Bruno perse il suo lavoro e cominciò a mendicare e a girovagare nel paese.

Un giorno i due si incontrarono e Paolo fece il primo passo per aiutare l’amico: offrì a Bruno un lavoro. Aveva speso ben due anni a costruire l’acquedotto, ma ora aveva imparato tanto sul processo e sui materiali da utilizzare, sviluppando un sistema per realizzarli molto più velocemente. Grazie all’esperienza avrebbe potuto costruire un nuovo acquedotto in un solo anno, ma non era questo il modo in cui Paolo voleva impiegare il suo tempo. Il suo nuovo obiettivo era quello di insegnare a Bruno e ad altre persone, il suo sistema per riuscire a costruire acquedotti in ogni villaggio del paese e del mondo. In questo modo, chi lo avesse seguito nell’impresa, avrebbe potuto guadagnare sull’acqua trasportata e sugli incassi e diventare una persona ricca e benestante come Paolo. Solo allora Bruno si rese conto dell’intelligenza e della visione dell’amico e, commosso, gli strinse la mano e lo abbracciò forte.

Passarono gli anni e Paolo e Bruno, dopo aver creato il loro impero, si erano ormai ritirati. Tuttavia, nei loro viaggi, a volte si imbattevano in giovani che continuavano a usare i secchi per trasportare l’acqua. I due allora dispensavano i loro consigli, offrendo la possibilità di insegnare ai portatori di secchi d’acqua come costruire un acquedotto. Le persone si dividevano tra coloro che ascoltavano e sfruttavano quell’opportunità come fece Paolo la prima volta e coloro che invece erano scettici e scartavano l’idea. Questi, purtroppo, erano la maggior parte e non facevano altro che ripetere banali scuse come il non avere tempo, la possibilità di fallire, lo scarso guadagno iniziale e i falsi miti della fine dell’era degli acquedotti quando ce ne sarebbero stati tanti. I due amici si dovettero allora rassegnare al fatto che purtroppo vivevano ancora in un mondo dove i portatori di secchi erano la maggioranza e che solo una minoranza possedeva il coraggio di sognare e ambire a qualcosa di più.

Il senso della storia
Questa storia ovviamente deve essere analizzata da un punto di vista ben più profondo della semplice costruzione di un acquedotto. La storia di Paolo e Bruno ha sicuramente una morale che può essere facilmente compresa.

Risulta innegabile come questo racconto ponga grande importanza sulla differenza di queste due figure: il portatore di secchi è colui che cade nella trappola “tempo per soldi”; il costruttore di acquedotti, invece, è colui che - grazie a un sistema replicabile che crea una rendita continua - aspira alla libertà finanziaria.

Chi costruisce e gestisce “acquedotti” sfrutta un sistema che svincola i propri guadagni dal tempo dedicato al lavoro. L’acquedotto, infatti, continua a lavorare e a produrre sia che si sia presenti o meno.

La differenza tra i portatori di secchi d’acqua e i costruttori di acquedotti è dunque abissale. I portatori di secchi sono più soggetti alla frustrazione e cadono facilmente nella noia della routine, perché gli esseri umani nascono liberi, ma diventano schiavi a causa di tutte le limitazioni che il lavoro impone a loro. I costruttori, invece, hanno compreso che investire in un acquedotto libera molto del loro tempo, che possono usare in tanti altri modi.

L’acquedotto, o qualsiasi altro sistema che lavora autonomamente, produce dunque denaro costantemente, svolgendo il lavoro per noi, rappresentando l’unica strada possibile per ottenere una vera libertà finanziaria.

Un altro grande vantaggio che non va sottovalutato, è che quando ci si ritira dal lavoro, la ricchezza, gli asset e i sistemi, passeranno agli eredi: un vero e proprio regalo ai nostri figli e alle generazioni future.

 

 

Indice del libro

 

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