Capitolo 9

4 Tipologie di Cashflow

 

I lavori fanno schifo perché consumano avidamente il tempo.
MJ DeMarco

 

 

Sul tema “Libertà finanziaria” sono stati scritti e pubblicati davvero molti testi. Uno di questi è I quadranti del cashflow di Robert Kiyosaki. È un libro che ho avuto il piacere di leggere e di apprezzare, in cui l’autore spiega quali sono i quattro sistemi principali per generare reddito.

Cashflow è una parola inglese che significa flusso di cassa, ovvero l’insieme delle uscite e delle entrate monetarie che una persona o un’azienda ha in un dato periodo. Il cashflow, in sostanza, è ciò che ci rimane in tasca a fine mese dalle nostre attività lavorative.

Il libro di Kiyosaki risulta particolarmente interessante e illuminante perché ci dà una descrizione dettagliata delle quattro tipologia di attività o lavori che una persona può svolgere in relazione al tipo di cashflow. Nel tuo viaggio verso l’arricchimento non potrai mancare di leggerlo.


Le quattro categorie di persone a cui l’autore fa riferimento nel suo libro sono:

  • D = Dipendente;
  • A = Autonomo o titolare di una piccola impresa;
  • T = Titolare d’azienda;
  • I = Investitore.


Nella sua opera, Kiyosaki colloca ciascuna categoria in un quadrante specifico di cui fornisce una descrizione accurata, mettendo in luce caratteristiche, obiettivi, valori di riferimento e debolezze.

Da questa classificazione e analisi, noterai come si deduce con chiarezza quali sono i quadranti che ci permettono di uscire dalla ruota del criceto e quelli che invece ci buttano dentro perpetrando lo stato di precarietà e di sfinimento.
Vediamoli in dettaglio.

Il Quadrante D
Le persone che rientrano nel quadrante D, ovvero i dipendenti, hanno un pensiero costante: quello di cercare un impiego sicuro, tranquillo, con contratto a tempo indeterminato, uno stipendio soddisfacente e, se possibile, bonus ed extra.

Il valore fondamentale per il tipo D è, in assoluto, la sicurezza. In questo quadrante vive la stragrande maggioranza della popolazione terrestre dei paesi evoluti.

Alla base della scelta di appartenere alla categoria dei dipendenti c’è l’educazione che una persona riceve, il contesto culturale in cui cresce, ma anche alcuni pensieri limitanti e il timore di non riuscire in altro.

Per la persona che decide di far parte di questa categoria, il desiderio maggiore è seguire un percorso ben definito: impegnarsi nello studio, conseguire un diploma o una laurea, trovare un impiego sicuro in una società affermata e lavorare sodo fino al raggiungimento della pensione.

La ricerca di un posto sicuro è la massima aspirazione di chi appartiene al quadrante D.

Il Quadrante A
La filosofia di vita della persona appartenente al quadrante A è più o meno la seguente: se vuoi che una cosa sia fatta bene, falla da solo. È questo, infatti, il quadrante del lavoratore autonomo.

Il valore fondamentale di chi appartiene a questo quadrante è l’indipendenza. Molte persone nel corso della vita passano dal quadrante D al quadrante A. Ciò che le spinge verso questo cambiamento è il desiderio di libertà e di autonomia. Esempi classici del tipo A sono l’avvocato che decide di aprire uno studio professionale, il proprietario di un esercizio commerciale, un consulente finanziario o assicurativo, un artigiano, ecc.

Secondo Robert Kiyosaki, nella maggior parte dei casi, il quadrante A è una trappola perché qui le persone si illudono di diventare indipendenti. In realtà hanno semplicemente caricato su se stessi molte più responsabilità e obblighi, lavorando molto di più del dipendente. È vero che rispetto al quadrante D, chi appartiene al quadrante A ha maggiori possibilità di guadagno, di crescita sociale e professionale, ma corre il rischio di rovinare la sua vita privata. Il reddito di un autonomo, infatti, dipenderà proporzionalmente dal tempo che dedicherà al lavoro senza avere una base fissa e sicura. Questo induce l’autonomo o il titolare della piccola impresa a dover lavorare continuamente, senza una vera sosta: anche quando si ferma continua a pensare al suo lavoro e alle sue responsabilità. A confronto, il dipendente ha generalmente un reddito inferiore ma sicuro, almeno così si pensa. Lo status e le entrate di chi appartiene al quadrante A dipendono prevalentemente da quanto produce, non potendo contare su alcun appoggio o sostegno che lo possa realmente sostituire.

La gestione diretta dei clienti, delle loro esigenze e necessità, sarà un altro motivo di stress che impone un impegno supplementare per mantenere il business a un livello accettabile.

La famiglia di chi appartiene al quadrante A sarà la prima a farne le spese perché la presenza dell’autonomo, tra le mura domestiche, sarà sempre meno assidua e, anche quando è a casa, la sua mente sarà occupata dai problemi legati all’attività lavorativa. Sarà una presenza sempre meno rilevante per i suoi cari, che si sentiranno trascurati o abbandonati nonostante tutti gli sforzi profusi per aumentare anche il loro tenore di vita.

Secondo Kiyosaki, la persona che si trova nel quadrante A vedrà diminuire, fino quasi a scomparire, momenti di vacanza o di vero relax, perché potrebbero rappresentare un rischio serio che mette a repentaglio la sua attività e ciò che ha creato. Non soltanto, infatti, in vacanza non può produrre reddito, ma lascia la sua creatura e i suoi clienti in balia di competitor agguerriti. Da questa breve analisi si può dedurre che nel quadrante A non è l’autonomo a possedere il suo business bensì è il business a possedere lui. È questo un punto su cui Robert Kiyosaki si sofferma e su cui vale la pena riflettere, per evitare di distruggere la propria vita privata in nome di una presunta indipendenza professionale e di una maggiore autonomia spesso illusoria.

Il Quadrante T
La persona del quadrante T, il titolare d’azienda, è focalizzata sul dover cercare le persone migliori per farle entrare nel suo team e nella sua azienda. Crede profondamente nella collaborazione con persone abili e competenti, e cerca di portarle a remare nella sua stessa barca. È una persona in grado di riconoscere il valore altrui.

Il tipo T ha il focus costantemente sulla costruzione della ricchezza creando e gestendo un gruppo, ma anche delegando e utilizzando il tempo degli altri, a differenza del lavoratore autonomo dove, invece, tutte le sue entrate dipendono dal tempo che lui stesso in prima persona dedica al lavoro. Al quadrante T appartengono imprenditori e titolari di aziende di medio e alto livello, con un numero rilevante di collaboratori e dipendenti. Il vero tipo T, infatti, riconosce profondamente di aver bisogno dell’aiuto degli altri, e sa valorizzarli e gratificarli.

Rispetto al tipo del quadrante A, chi appartiene al quadrante T riesce a costruirsi migliori condizioni di vita poiché, con l’ingresso di collaboratori di valore nel suo team, delega incarichi, responsabilità e oneri. Anche il tempo libero aumenta in modo sensibile perché l’imprenditore non deve seguire ogni processo produttivo in ogni momento del giorno. Ciò comporta vacanze, relax e una vita privata certamente più serena e gratificante. In qualche modo, il tipo T riacquista il diritto di non dover sacrificare ogni attimo della propria vita privata per il lavoro.

Delegare, organizzare e servirsi della competenza altrui sono le solide basi su cui il tipo T imposta la sua carriera e il suo business.

Il Quadrante I
Il pensiero dominante della persona appartenente al quadrante I è la valorizzazione del proprio capitale, ovvero far lavorare i propri soldi e i propri asset. L’obiettivo principale dell’investitore è la libertà finanziaria. Questo quadrante, secondo Robert Kiyosaki, è quello che permette di ottenere una migliore qualità di vita, perché consente di guadagnare rendite passive crescenti investendo in modo razionale i propri risparmi e i propri capitali. In altre parole, l’idea portante del tipo I è la generazione di denaro attraverso oculati e ragionati investimenti finanziari e immobiliari, ma anche da redditi derivanti da opere di propria creazione come prodotti digitali, software (esempio programmi, videogames, app per cellulari), royalty derivanti da brevetti, marchi, dalla scrittura di libri, da creazioni musicali, ecc. Il suo focus è su quel vasto settore di attività che producono rendite automatiche e passive. Facciamo qualche esempio. Compri un immobile e lo metti in affitto. Questo genererà una rendita anche mentre sei in vacanza, senza il bisogno che te ne occupi costantemente. L’immobile lavora da sé. Lo stesso vale per i diritti d’autore su un libro, un brevetto o un marchio perché produrranno entrate e royalty a vita.

Con questo atteggiamento mentale, il tipo appartenente al quadrante I accumulerà una serie di asset e di beni che produrranno delle rendite, svincolando sempre di più il suo tempo da impegni di lavoro.

In conclusione...
La stragrande maggioranza della popolazione mondiale, secondo Robert Kiyosaki, risiede nei quadranti D e A. Ciò deriva principalmente dal fatto che fin dall’infanzia ci viene trasmessa l’idea che soltanto a certe condizioni potremo vivere un’esistenza sicura. Qui il reddito dipende totalmente da quanto tempo viene dedicato al lavoro, in un rapporto fisso di uno a uno, ovvero tanto lavori tanto guadagni. I quadranti T e I sono, invece, quelli in cui il reddito viene svincolato dal tempo. Nel quadrante T il reddito deriva da sistemi e business scalabili, espandibili e replicabili (esempio un’azienda o una catena di ristoranti). Nel quadrante I il reddito deriva da asset e sistemi che genereranno rendite in modo automatico.

Ecco come le quattro tipologie di persone hanno cashflow, stili di vita e livelli di libertà molto differenti tra loro.

 

 

Indice del libro

 

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